Questo articolo riassume il contenuto del primo dei 4 testi dell'inchiesta THE CAPTURE – Un'indagine su come il potere informale su Bitcoin Core è stato costruito, esercitato e difeso (An investigation into how informal power over Bitcoin Core was assembled, exercised, and defended), pubblicata su Citadel21 (Articolo Uno: La Rete, “The Network”)
Il testo, lanciato dal post di Hodlonaut su X del 27 marzo 2026, analizza i meccanismi informali di potere nel processo di sviluppo di Bitcoin Core tra il 2018 e il 2025.
Le posizioni sulla pubblicazione e sulle sue tesi sono fortemente polarizzate: da una parte chi lo considera un lavoro necessario e documentato per denunciare una cattura istituzionale che contraddice i principi cypherpunk e decentralizzati di Bitcoin; dall’altra chi lo accusa di inesattezze fattuali, di drammatizzare dinamiche normali in ogni istituzione o di alimentare una ribellione eccessiva che rischia di degenerare in attacchi personali e complottismi.
I commenti sui social, tra cui quello equilibrato ma critico di Giacomo Zucco, riflettono esattamente questa spaccatura tra chi plaude alla trasparenza e chi invita a cautela per non esagerare nella direzione opposta.
Riassunto dell’inchiesta The Network
L’articolo ricostruisce, con cronologia dettagliata e fonti primarie (podcast, email, IRC, GitHub, dichiarazioni pubbliche e right-of-reply), come un piccolo network di persone e organizzazioni abbia progressivamente concentrato influenza informale su Bitcoin Core.
Il fulcro è costituito da Chaincode Labs (fondata nel 2014, con residenze per sviluppatori), Bitcoin Optech (co-fondata nel 2018 da John Newbery) e Brink (lanciata nel 2020 come fondo di finanziamento). Questi enti, sostenuti da donatori privati come Wences Casares, John Pfeffer e Alex Morcos, hanno creato un pipeline di reclutamento e finanziamento che privilegia connessioni sociali, fiducia personale e allineamento ideologico rispetto al solo merito tecnico.
Punti chiave della ricostruzione:
- Il reclutamento sociale: Nel gennaio 2020 Adam Jonas (CEO di Chaincode) invia una cold email (un'email non richiesta) a Gloria Zhao, studentessa di Berkeley inizialmente disillusa dal mondo blockchain. Dopo un incontro a Stanford con Newbery e Amiti Uttarwar, Zhao entra nel programma di Chaincode, ottiene un finanziamento e diventa la prima fellow di Brink (novembre 2020). Un percorso simile aveva già portato Uttarwar da rifiuto iniziale a residente Chaincode dopo una cena Optech nel 2019. L’articolo contrappone questi casi a quello di Jon Atack, contributore prolifico (tra i top commit nel 2020-2021) ma escluso da finanziamenti e residenze, che vede declinare il proprio contributo dopo scontri con Newbery su pull request.
- Meccanismi di esercizio del potere: Newbery e Jonas diventano figure centrali. Newbery co-organizza residenze, scrive linee guida di moderazione, sostiene la rimozione di Luke Dashjr come BIP editor (2021) e vota per la fellowship di Zhao senza ricusarsi. Zhao sale rapidamente a maintainer nel 2022 e, nel 2025, come membro del comitato grant di Brink, approva merge controversi (tra cui il rilassamento dei limiti op_return). L’articolo sottolinea come la governance di Brink sia basata su un “trust-based board” controllato da Newbery, senza obblighi di rotazione o trasparenza oggettiva.
- L’armatura ideologica: Il network adotta un framing di inclusione e diversità (ispirato al post di Matt Corallo del 2018) per difendersi dalle critiche. Termini come extractive (usati da Uttarwar) liquidano chi contesta il processo come estrattivo o tossico. L’articolo cita il saggio di Zhao del 2019 (Digital Panopticon), in cui la privacy viene vista come protetta anche da istituzioni, contrapponendolo allo spirito cypherpunk puro.
- L'output e la reazione del 2025: Il merge dell’op_return change da parte di Zhao porta a un'impennata di Bitcoin Knots (dal 2% al 20% della rete), interpretata come primo segnale di mercato di protesta degli utenti contro la direzione di Core. L’articolo precisa che non accusa incompetenza o malafede individuale, ma evidenzia come questi meccanismi siano incompatibili con i valori decentralizzati di Bitcoin.
L’inchiesta si conclude sottolineando che la storia documenta solo come sia stato assemblato il potere informale, non perché o con intenzioni maligne, e lascia aperta la questione di come evitare simili derive in futuro.
Le reazioni sul post di Hodlonaut e il commento di Giacomo Zucco
Il thread di lancio di Hodlonaut ha raccolto centinaia di like, repost e commenti entusiasti (eye opening, well researched, banger) da parte di chi vede nell’articolo una denuncia necessaria della cattura di Core. Molti ringraziano per le centinaia di ore di lavoro e lo considerano un passo verso una maggiore decentralizzazione (anche attraverso client alternativi come Knots).
Non mancano però critiche immediate: Shinobi nota un errore iniziale sul confronto con le blocksize wars (poi corretto da Hodlonaut, che ribadisce l’unicità del fenomeno per il numero di utenti reali passati a Knots). Altri accusano l’autore di propaganda pro-BIP-110 o di ignorare che dinamiche di favoritismo esistono in ogni progetto open-source.
Particolarmente rilevante è il commento di Giacomo Zucco (27 marzo 2026), che definisce l’articolo "quasi perfetto" per aver finalmente reso pubblici fatti che da anni circolavano solo come "impressions, rumors, or vibes". Zucco però avanza quattro critiche amichevoli:
- Il framing dell’essay di Zhao è eccessivamente poco caritatevole: molti cypherpunk hanno sempre combinato tool-building agorista con advocacy politica/culturale.
- Nel clima attuale di rebellion va aggiunto un caveat: alcune reazioni estremizzano fino a negare ogni merito ai dev Core o a lanciare accuse infondate (pedofilia, complotti).
- L’articolo evita (comprensibilmente, per ragioni di prudenza) di affrontare conflitti di interesse personali di natura sentimentale/sessuale, che però sono open secret e giocano un ruolo nella dinamica del gruppo.
- Alcune dinamiche sono presentate come mai viste prima o uniche, mentre sono ricorrenti in ogni istituzione: corruzione, favoritismo, in-group bias. Anche un finanziatore come Wences Casares avrebbe inevitabilmente usato la propria rete, con altri bias.
Zucco conclude che il problema non è banale e che decentralizzare ulteriormente tramite client alternativi robusti resta la via più realistica.
In sintesi, The Network offre una ricostruzione dettagliata e documentata di come un network informale abbia preso il controllo di Bitcoin Core.
Le reazioni mostrano però che oggi, nella sfera dei bitcoiner, anche un’inchiesta basata su fonti primarie diventa immediatamente terreno di battaglia tra chi chiede più trasparenza e chi teme che la critica degeneri in divisione distruttiva
Le prossime tre parti della serie promettono di approfondire esercizio e difesa di questo potere: la community attende con curiosità – e con le antenne alzate.
